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Dal primo numero di Canturium, Novembre 2004
Canturium è un nuovo trimestrale di arte, ambiente e storia del Canturino e della Brianza. Nasce con la finalità di approfondire la conoscenza del territorio, della sua storia, dei suoi aspetti artistici nonché delle sue tradizioni; asserzione che si fonda sul presupposto, tutt’altro che scontato, che lo studio del passato non può essere condotto che con l’occhio del presente, in quanto proprio il passato è il presupposto del presente e del futuro. “La mente dell’uomo – scrisse in un passo memorabile Joseph Conrad – è aperta a tutto, poiché contiene tutto, tutto il passato e tutto l’avvenire”.
L’incalzare della cronaca allenta la disposizione comune a soffermarsi sugli eventi che determinano il nostro tempo, verso i quali il grado di approfondimento rischia di diventare inadeguato. Oggi – scrive il filosofo Giovanni Reale – a nascondere molte e grandi cose “sono gli sterpi e i rovi che i mass-media fanno crescere e moltiplicano all’inverosimile.I nuovi strumenti tecnologici multimediali, che nell’immediato presentano un’enorme quantità di cose, finiscono con il nascondere la verità delle cose stesse in un’ottica distorta(1)”.
Vi sono tracce della nostra cultura che stanno definitivamente scomparendo senza che si sia sentita la necessità di approfondire la loro conoscenza, né si siano condotti studi sistematici dei loro caratteri o delle condizioni storiche che li hanno determinati. Consideriamo, ad esempio, la civiltà contadina: l’inarrestabile espansione edilizia degli ultimi decenni ha dapprima circondato, poi indistintamente sommerso e annullato la dimora rurale. Con essa sono scomparsi oggetti ed attrezzi d’uso quotidiano, sono scomparse le tracce della religiosità popolare, i toponimi, il senso stesso delle parole. Le poche testimonianze superstiti versano ormai in condizioni così precarie da indurci a ritenere non completamente civile una società che non sa tutelare il proprio passato. Ma non è soltanto la civiltà rurale a rischiare l’oblio: molte delle testimonianze proto industriali sono state completamente cancellate senza la benché minima preoccupazione di conservarne la memoria. Pensiamo soltanto al profondo significato per l’economia di Cantù e per il suo sviluppo urbano rappresentato della fabbrica di tappeti Vittorio Vergani. Ebbene, cosa resta oggi della storia di quella stagione?
Canturium, l’antico nome di Cantù(2), sta in capo di questa rivista che si occuperà di tutte quelle manifestazioni culturali che a prima vista sembrano appartenere allo sfondo offuscato della natura o della storia, ma che invece richiedono di essere chiamate per nome e ricondotte nella sfera della nostra attenzione. Si soffermerà su episodi e momenti sin qui trascurati nel tentativo di contribuire alla conoscenza dei fatti, affinché possa maturare una diversa consapevolezza dei problemi, per riscoprire ciò che già possediamo ma che in un certo senso si sottrae al nostro sguardo e alla nostra comprensione.
L’esercizio della memoria di cui spesso si torna a parlare permette al passato di riaffiorare e di essere rivissuto; come ha rilevato Jorge Luis Borges in uno dei suoi racconti più belli(3), l’azione del ricordare permette di rientrare in possesso di quanto era già nostro ma che, viceversa, avremmo forse perduto per sempre.
Tiziano Casartelli
(1) Giovanni Reale, L’isola dei sapienti.
Inserto Domenica, Il sole 24 ore,
8 agosto 2004, n° 218
(2) Si veda: Pierino Boselli, Dizionario di
toponomastica briantea, comasca, e
lecchese. Lecco, G. Stefanoni 1992.
(3) Jorge Luis Borges, Aleph. Milano,
Feltrinelli, 1959 (1975), pag. 115.
L’Associazione culturale Paolo Borghi,
costituitasi il 13 luglio 2004, desume il
proprio nome dal pittore cucciaghese
tragicamente deceduto nel 1984 e
considerato fra i maggiori del secondo
Novecento comasco. Si prefigge la
conservazione, la catalogazione e la diffusione
delle opere di Paolo Borghi, nonché di pittori,
scultori ed architetti locali, allo scopo di
salvaguardarne l’opera e la memoria
dall’oblio.